'a
squadretta
Si
tratta molto semplicemente di una partita di pallone giocata per strada, sott'all'alberi,
'mmiez''o Casale, for''o Puzzillo o comunque su un campo di
fortuna, con i pali delle porte rappresentati da due pietre, solo qualche volta
unite da una linea tracciata in modo rudimentale. Fatte queste premesse, si potrà
facilmente capire perché 'a squadretta fosse regolamentata da regole che
si discostavano abbastanza da quelle del calcio vero e proprio.
Oltre
la figura classica del portiere, esistevano nella squadretta altri due ruoli
alternativi ad essa: purtiere e terzino e purtiere volante. Questi
due ruoli particolari venivano introdotti quando si era in pochi o quando una
squadra aveva un giocatore in meno rispetto all'altra. 'O purtiere e terzino
poteva uscire dall'area e colpire il pallone con i piedi e poteva anche segnare;
solo a volte il suo raggio d'azione era limitato alla linea di centrocampo.
Giocare invece con 'o purtiere volante significava che qualunque
giocatore si trovasse in porta poteva fungere da portiere e quindi prendere il
pallone con le mani, ma sempre e solo entro l'area di rigore.
Sempre
a proposito dei portieri c'è da sottolineare che se la larghezza della porta
era uguale per entrambe le squadre (si misurava con i passi), ed era
visualizzata da due pietre che fungevano da pali, l'altezza non poteva essere
segnata in alcun modo e di solito si prendeva come riferimento l'altezza del
portiere con un braccio alzato. A questo
punto è ben chiaro che oltre a tutte le controversie che possono nascere in una
normale partita di calcio fra due squadre che giocano senza arbitro, nella
squadretta si sommavano gli appiccichi per determinare se la palla fosse finita
fuori o nello specchio della porta e se il portiere fosse intervenuto dentro o
fuori l'area di rigore, che peraltro non era tracciata, ma era solo ideale.
La
cosa più divertente era che quando qualche giocatore tentava di compiacere gli
avversari in una discussione nella quale i difensori sostenevano che il tiro era
finito fuori e gli attaccanti giuravano che era nettamente dentro, i primi
arrivavano ad ammettere che il pallone era andato sul palo e gli altri,
anch'essi compiacenti, proponevano un palo-rete o paletto interno quindi in ogni
caso gol. Pertanto tutta la questione verteva sul punto in cui il pallone avesse
toccato un palo che non esisteva.
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Nel caso in cui fosse stato accordato, in un modo o nell'altro, un rigore, per evitare ulteriori quistioni (questioni) si facevano piazzare due "spettatori" sulle pietre che delimitavano la porta. In mancanza di
ragazzi estranei alla squadretta, toccava a due giocatori, uno per
squadra, a fungere da pali. In entrambe i casi se il pallone fosse stato
respinto (sia da un palo, sia dal portiere) non poteva essere giocato e quindi
toccava al portiere rimetterlo in gioco.
Quando
non c'erano ragazzi disposti a stare in porta per tutta la durata della partita
(purtiere fisso), si faceva un turno scandito dai gol. Si poteva cambiare
portiere ad ogni gol fatto, ad ogni gol subito o secondo la regola detta addo'
passa, passa ("dove passa, passa") cioè in qualsiasi
delle due porte.
Un
fattore determinante nella sviluppo delle azioni era il gioco di sponda che non
solo era consentito, ma era anche molto utilizzato. Per essere un buon giocatore
di squadretta, era infatti quasi fondamentale saper triangolare con il muro.
Dove non c'erano muri, ma alberi, panchine, macchine in sosta o altro, tutto ciò
comunque faceva gioco, poteva cioè essere usato come sponda. |
Come
per gli altri giochi di squadra, se non c'erano rivincite o sfide in corso, e
non ci si presentava sul campo con una squadra già formata, la composizione dei
due gruppi veniva determinata con il tocco. Di solito erano i due più bravi o i
due portieri a mena' 'o tuocco per decidere a chi toccasse scegliere per
primo, poi si proseguiva scegliendo un giocatore a testa fino al completamento
delle squadre.
Una
frase classica del gergo della squadretta era: "chi 'o votta a fora
(o a vascio) 'o va a piglia'" (chi lo manda fuori, o giù, lo
va a prendere). Questa regola a volte poteva risultare molto faticosa quando si
giocava nelle vicinanze di giardini con muri di cinta abbastanza alti o in
luoghi in discesa. Chi mandava il pallone fuori campo doveva quindi arrampicarsi
e scavalcare il muro, rischiando le ire del parzunaro (contadino), o
farsi lunghe corse in discesa per tentare di fermare il pallone e poi ritornare
più o meno faticosamente a monte.
Le
partite venivano frequentemente interrotte a causa del passaggio di persone o di
automobili attraverso il campo di gara e ovviamente ogni squadra tentava di
trarre vantaggio dalle varie interruzione. C'era chi, in difficoltà, faceva
fermare il gioco per macchine lontanissime o per signore con bambini distanti
ancora varie decine di metri; altri invece continuavano a giocare fino a che
questi "ostacoli" non fossero effettivamente a pochi metri dal
pallone, fra le proteste degli avversari. Quindi anche il momento in cui si
cominciava a gridare "Ferma, ferma!" era un'ottima occasione per piglia'
na quistione o per appicicarsi.
Una
semplicissima variante della squadretta era 'a squadretta americana che
consisteva in una partita a porta unica, quindi con un solo portiere. Questo
tipo di partita si organizzava quando si era in pochi ed in numero dispari (5 o
7). A volte si giocava con squadre fisse, altre volte si cambiava continuamente
portiere secondo la regola che chi segnava andava in porta. In questo modo
capitava anche che uno stesso giocatore stesse prima con una squadra e poi con
l'altra.
A
volte si organizzava una squadretta americana quando si era in attesa di
raggiungere il numero di ragazzi sufficiente per fare una partita seria. Altre
volte si ingannava l'attesa con passaggi e tiri a porta, quindi ugualmente con
un solo portiere, ma senza difensori. In queste occasioni ognuno metteva in
mostra i suoi colpi migliori, e spesso chi non sapeva giocare bene non era
proprio accettato nel gruppo.
A
proposito degli "scarsi", e dei ragazzi più piccoli, si deve
ricordare che facevano di solito da spettatori, guardando con ammirazione e
anche un po' di invidia i più grandi e i più bravi. Tutti tentavano di
acquisire meriti per essere prima o poi chiamati a giocare con quelli buoni. Il
metodo più sicuro era quello di fare da raccattapalle e quindi capitava che
quando c'erano speranze di ottenere un posto in una delle due squadre parecchi
ragazzi si precipitassero a prendere i palloni che andavano a finire fuori.
Quando invece non si intravedeva alcuna possibilità di giocare, nessuno degli
"spettatori" si muoveva e "chi lo aveva buttato fuori lo doveva
andare a pigliare".
tratto dal libro di Giovanni Visetti - disegni di Raffaele Mellino
Barracca 'o Rutunniello, Cavallo Cavallo mantieneme 'ntuosto ed altri giochi dimenticati