Le coste di Sorrento e di Amalfi
Editoriale Scientifica - 1991
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In
un momento di ripensamento degli statuti epistemologici tradizionali da
parte di tutti gli ambiti disciplinari; in un momento di crisi delle
culture politiche apparse egemoni nei passati decenni, il richiamo della
memoria storica non è un ideale di ritorno, ma un indispensabile richiamo
alle proprie origini, rifiutando insieme l’ossificazione del passato e
l’agitarsi scomposto, disposto a seguire il caos movimentistico del
presente. La
lacerazione della consapevolezza storica rende inattendibili ogni cultura
e ogni società, impedendo il processo di costituzione della coscienza
etico-politica, senza di cui la libertà si smarrisce nel nichilismo del
potere come forza. Fulvio Tessitore |
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Questo
libro con i suoi quasi 1500 toponimi costieri, colma una lacuna della pur
vastissima bibliografia esistente sulla penisola sorrentino - amalfitana. |
Guida per magiche coste
di Gino Cavallo - IL MATTINO - 19 luglio 1991
Strano
libro quello che Giovanni Visetti ha dedicato a luoghi che conosce ed ama da
sempre, Le coste di Sorrento e di Amalfi, e che Fulvio Tessitore
ha voluto nella collana La memoria storica che dirige per la Editoriale
Scientifica. Strano, in positivo beninteso, perché testimonia di un lavoro
preparatorio di incredibile minuziosità in tempi di libri costruiti a ritmi da
catena di montaggio, con fretta e sciatteria. Una guida alla toponomastica
antica, moderna e dialettale, come recita il sottotitolo, ed in effetti del nome
di ogni cala, di ogni promontorio, di ogni scoglio troverete nel volume radici e
prodromi delle attuali denominazioni. E fin qui verrebbe di pensare ad una dotta
esercitazione accademica. Ma chi conosce l'autore (un marinaio che, stanco di
navigare, s'è trasformato in canoista sfrenato e, più recentemente, in cultore
di mountain-bike) sa bene che Visetti rappresenta quanto di più lontano da un
topo di biblioteca sia possibile immaginare. Canoa e bicicletta, insieme con
l'affettuosa consulenza di un pool di specialisti (Sandro Strumia per la
botanica, Gabriele de Filippo e Lucilla Fusco per l’avifauna costiera e
migratrice, Ernesto Mollo per l'ambiente marino) hanno fatto tuttavia di Visetti
una singolare figura di «ricercatore».
Gli
scogli di cui parla, credeteci, li ha davvero raggiunti uno per uno con la sua
canoa. I sentieri dei quali racconta li ha effettivamente percorsi (fin dove
possibile, e anche oltre, in bicicletta). Il suo rispetto per l'ambiente non è
frutto di recenti riprese della cultura ambientalista, ma autentica scelta di
vita, insopprimibile esigenza di restare quanto più possibile in sintonia con
la natura.
Le
coste di Sorrento e di Amalfi rappresentano perciò l'ideale compagno di viaggio per
chi da mare o da terra, voglia provare a lasciare per una volta gli itinerari
obbligati delle vacanze. Sembra impossibile, eppure questi luoghi da millenni
cari ai viaggiatori conservano ancora angoli semisconosciuti. Verrebbe quasi di
prendersela con l'autore del volume per aver svelato questi ultimi segreti,
queste miniere di dimenticate emozioni.
Ma
per chi non è in vena di esperienze di trekking, per chi concepisce le vacanze
molto più cerebralmente, il libro offre anche altri stimoli. Intanto
l'attenzione riservata in tutto il volume alle mille storie e leggende che fanno
di queste terre una sorta paradiso dell’immaginario, in sintonia con la
meraviglia dei luoghi. Dietro a molti nomi si nascondono storie tra il pagano e
il cristiano, favole di grande suggestione, un cocktail di storia e fantasia
sovente inestricabile. Vi ritroverete le grandi paure per le invasioni saracene
contro le quali venne eretta quella monumentale schiera di torri d'avvistamento
che pare quasi proporsi come mediterranea muraglia cinese. E che in realtà non
servì ad attenuare i pericoli di furiose incursioni. Storie di pescatori in
perenne conflitto con un mare pronto a trasformarsi da benevolo nume tutelare in
crudele nemico. Tradizioni contadine, di campi ad un passo dalle spiagge e dove
i limoni s’arrestano quasi solo per lasciar posto alle alghe.
Visetti
a questo mondo s’è accostato con ingenuità e sincerità. I materiali che
compongono la sua fatica sono nati in anni ed anni di colloqui, di incontri con
pescatori e contadini. Non è facile vincere la diffidenza di chi sente custode
di memorie giunte ad un passo dalla totale dissoluzione. La millenaria catena
della tradizione orale è ad un passo dalla totale dissoluzione e gli ultimi
testimoni sanno che è meglio lasciar svanire quelle storie piuttosto che
affidarle a chi non le rispetta. L'autore dei libro di cui oggi ci occupiamo è
talvolta riuscito a vincere queste tenaci, orgogliose resistenze. Ed il
risultato delle sue pazienti trattative condotte sui moli delle marine, nei
depositi per le barche, negli orti di sperduti casolari sono ora a nostra
disposizione.
Ma
Visetti non s'è limitato a parlarci del passato. Nella sua guida alle coste
comprese tra Sorrento ad Amafi, nel suo puntuale itinerario c'è anche il
presente. Un presente fatto di colate di cemento, di baie trasformate in
pattumiere da orde di diportisti spericolati e maleducati, di abusi edilizi che
hanno irrimediabilmente compromesso l'armonia di ecosistemi preziosi, talvolta
irripetibili.
Sovente
quando si è chiamati a scrivere di un libro, ci si accorge d’essersi lasciati
trasportare dall'entusiasmo (o dalla insoddisfazione). Di ritrovarsi, in altre
parole ad emettere giudizi che peccano, in un senso o nell'altro, di eccesso.
Temiamo proprio che questo sia accaduto anche per il volume di Visetti, autore
che tuttavia ha dalla sua il vantaggio dell’umiltà (dote rarissima tra gli
scrittori dei nostri tempi). Le coste di Sorrento e di Amalfi è
uno strumento «di base»,
utile partenza per itinerari di lettura attraverso lo sterminato patrimonio del
grand tour. Ma anche semplice baedeker per turisti «non» per caso.
Giovanni Visetti l'esploratore della costiera
di Antonio Fiore - ROMA - 23 luglio 1991
Promontori
sinuosi laddove le strade sembrano serpeggiare come all’interno di strutture
pietrificate. Il volume di Giovanni Visetti Le coste di Sorrento e di
Amalfi (Editoriale Scientifica, pp.283) ha il merito di richiamare
l’attenzione sulla continuità non solo geologica ma anche storica e culturale
che lega le coste di Sorrento e di Amalfi. L’autore compie un vero viaggio di
descrizioni di entità marine e montane, che caratterizzano questo particolare
patrimonio ambientale. I nomi dei posti aiutano a comprendere la storia di
località che sono passate alla notorietà di un turismo non sempre attento a
conoscere e rispettare le loro radici. Troviamo così parole che sono entrate
ormai nell’uso comune e parole che sono state usate poche volte o che sono
subito cadute nel dimenticatoio. Una vera miniera di notizie difficilmente
reperibili altrove presentate in tono accattivante. L’opera è caratterizzata
da un’ostinata ricerca di verità filologica: l’esempio migliore è forse
costituito dallo studio della costa di Massa Lubrense, “il cui nome Massa,
come per quasi tutte le altre Massa che sono in Italia, deriva da una mansa
longobarda, indicata fin dalla prima metà del X secolo col nome di Massa
Pubblica in quanto il suo territorio era per la maggior parte di proprietà
demaniale. L'appellativo Lubrense comparve invece solo nel XIII secolo e il
primo documento con questo nome è del 1306 o del 1308; deriva da delubrum,
termine riferito al tempio romano, dedicato a Diana, che sorgeva alla Marina di
Massa”. Il pregio fondamentale del libro consiste, dunque, nel desiderio
di recuperare l’amore dei luoghi attraverso la riscoperta delle loro storie. I
toponimi diventano allora uno strumento indispensabile per cogliere
l’evoluzione ambientale dei luoghi. Un tuffo nel passato, lungo la costa,
anche attraverso i reperti archeologia, quelli della Grotta della Conca (nei
pressi di Sorrento), in quella delle Noglie (vicino Nerano), e nella Grotta La
Porta e le altre attorno a Positano, dai quali si è potuto determinare che
probabilmente la Penisola era abitata da trogloditi; in età neolitica e
nell’età del bronzo, i primi popoli furono quelli degli Osci o Oscici, Ausoni
e Opici. I primi stranieri espoloratori furono probabilmente i Fenici o gli Egei.
E proprio come questi antichi stranieri Visetti, che è un canoista con al suo
attivo 2.000 chilometri percorsi sui fiumi e canali di Francia, ha esplorato la
Costa con la passione dei veri viaggiatori. Infatti, in questa sua opera propone
anche una riflessione sul presente, su città laboriose e métafisiche, custodi
di memorie sospese tra passato e futuro. Quello di Visetti è un emozionante
viaggio nei centri più segreti dove si snodano mille itinerari incantati
ricostruendo vicende storiche fino ad oggi, attraversando un paradiso che è
sempre più stretto nella morsa di progetti di modernizzazione. E il dialetto,
con la sua semplicità e con la sua forza espressiva, dà il senso simpatico e
affettuoso delle cose vissute. La carrellata di Visetti sulle immagini
ambientali di posti straordinari per bellezza e colori si anima delle voci di
parole che aiutano a capire l'antico rapporto degli uomini con i posti abitati e
amati. Non senza qualche simpatica incursione nel mondo letterario dialettale
napoletano, come nel caso davvero significativo di un canto del Pentamerone di
Gian Battista Basile, quello de Li Sette Palummielli, ottavo «trattenimento»
della IV giornata. Qui, quando la balena chiede ai sette fratelli protagonisti
della storia in qual luogo della Costa d'Amalfi volessero essere lasciati,
Giangrazio, uno dei sette, risponde. “Vi' se ne potimmo, fare de manco,
bello pesce mio, perché a nesciuno luoco scenno contento, perché a Massa se
dice saluta e passa, a Sorriento, strigne li diente, Vico, porta pane co tico, a
Castiello a Mare, nè ammice e né compare”. E’, comunque, la tradizione
popolare a farla da padrona in questo libro carico di memorie di popoli
di marinai e viaggiatori, che hanno consegnato frammenti della propria storia
alle parole. Parole mai dotte ma, sempre animate dal sussulto quotidiano delle
cose: cose vere, vive, vissute con la freschezza e il calore dei luoghi. Il
libro si anima nella parte finale di una interessante appendice, curata da amici
e collaboratori di Visetti i quali, oltre a fornire un panorama storico dei
luoghi descritti, ne segnalano particolarità botaniche, avifauna costiera e
migratrice, l'ambiente marino; chiude il libro un’utile bibliografia e
cartografia. Visetti a avuto il merito di avviare un discorso su luoghi a noi
molto vicini ma che rischiamo di attraversare distrattamente e «turisticamente»
senza preoccuparci di capire le bellezze segrete racchiuse nella loro storia.
Con
i suoi quasi 1500 toponimi costieri, colma in maniera esemplare una lacuna della
pur vasta bibliografia esistente sulla penisola sorrentino-amalfitana.
L’attenta ricerca toponomastica è stata infatti condotta non solo su
documenti coevi, ma anche mediante personali escursioni dell’autore lungo il
litorale. Utilizzando le testimoniante dei pescatori sono stati
registrati, oltre ai toponimi dialettali, avvenimenti e personaggi, leggende e
tradizioni giunti sino a noi solo grazie alla memoria collettiva delle
popolazioni locali. Con un viaggio non solo geografico, dunque, ma anche
culturale e storico, l’autore ha contribuito a salvare dall’oblio una parte
della secolare cultura sorrentino-amalfitana, restituendola più viva che mai al
presente.
da
Libri
e Riviste d’Italia - Ministero per i Beni Culturali e Ambientali
Le
coste di Sorrento e di Amalfi
di Luigi Sigismondi - PENINSULA - settembre 1991
Nel
luglio scorso fu presentato a Massa Lubrense - il nostro giornale ne diede
notizia - il sesto volume della collana «La memoria storica», diretta da
Fulvio Tessitore, per l’Editoriale Scientifica, Napoli. Sotto il titolo «Le
coste di Sorrento e di Amalfi», il libro (304 pagine) oltre ad essere una guida
descrittiva completa delle due costiere, è una straordinaria rassegna di
toponomastica, con forti richiami storici e popolari, che riportano alla mente
del lettore che conosce i luoghi, tradizioni e valori culturali, non solo da
salvare dall’oblio, ma da trasmettere al futuro se veramente vogliamo bene
alla nostra terra. L’autore è Giovanni Visetti, napoletano con radici
genealogiche massesi (Minieri-Doria). Escursionista avventuroso, canoista su
lunghe distanze, cultore di etnologia e cartografia, Visetti ha scritto
l’opera con la passione di un innamorato. Da Castellammare a Vietri ha «sezionato»
ogni anfratto, ogni sporgenza, ogni scoglio, le spiagge e i porti, descrivendo
il tutto con grande vivacità di immagini e uno stile sicuramente pregevole,
difficile a mantenersi in un lavoro del genere. Lo abbiamo visto, anche
d'inverno, mettere in acqua la canoa e pagaiare lungo il litorale, nella
faticosa impresa di una ricognizione minuziosa e nella speranza di scoprire, per
esempio, una bella grotta ancora sconosciuta.
Ha
battuto il territorio arrampicandosi per i dirupi nel tentativo di individuare
un piccolo ceppo di palme nane o qualche nido di rapace, purtroppo sempre più
raro. Lungi da noi l’ardire di una recensione, rimandiamo il lettore alla
lunga introduzione, che è una riuscita panoramica sotto il profilo
storico-leggendario e geomorfologico. Il libro è frutto di un attento studio
della zona e di un’intelligente interpretazione delle carte. Si aggiunga la
capacità di comunicare con la gente, conquistandone la fiducia per sapere
quello che nessun topo di biblioteca potrebbe reperire negli scaffali. Infatti
moltissimi dei 1500 toponimi sono stati attinti direttamente attraverso
conversazioni e incontri avuti per intere mattinate con i pescatori e gli
anziani delle marine.
Visetti
ci ha regalato una intensa raccolta toponomastica che mancava nella pur
vastissima letteratura locale. Il richiamo alla memoria storica, sempre presente
nel susseguirsi delle pagine, è un invito a rievocare le nostre origini, a
ripassare la nostra civiltà, al fine di non espropriarci ancora più della
preziosa eredità di una passato fatto di miti e di storia, di intraprendenza e
di operosità. E tutto ciò è intrinseco nella scienza della toponomastica che
ne è il vocabolario più significativo, erudito e popolare insieme, fusione di
manifestazioni e situazioni che nel volgere del tempo hanno determinato e
caratterizzato la realtà ambientale e l’identità sociale. Il testo evidenzia
mirabilmente questa simbiosi, perché nasce dalla convinzione che la cultura
popolare debba essere rivalutata e difesa dall’incalzare dei ritmi evolutivi
attuali. Il patrimonio toponomastico tramandato per via orale va
progressivamente depauperandosi, oggi più che nel passato, per tanti ovvi
motivi, primo fra tutti - a nostro modesto parere - l’esitazione a pronunziare
i nomi in dialetto e a servirsi della fraseologia corrente quasi fossero
espressioni blasfeme. Il valore del libro di Visetti assume, pertanto,
proporzioni importanti, perché, colmando la lacuna di cui sopra, mette per
iscritto nomi e notizie di estrema utilità per lo studioso, per il turista
interessato o curioso, e soprattutto per i giovani, ai quali vogliamo affidare
la storia degli uomini e delle cose. La ricerca non è fine a se stessa, anche
perché spiegando, quando possibile, l'etimo del nome di un luogo consente di
risalire alle antiche attività scomparse. Altri nomi indicavano punti di
riferimento per cacciatori e pescatori. La corposa e spesso pittorica
descrizione dei luoghi è continuamente accompagnata da storielle e fatterelli,
che forse appena in tempo il Visetti ha recuperato dalla totale dimenticanza.
Chi legge sente il fascino della leggenda classica e della aneddotica medievale,
e nemmeno si accorge di divorare pagine e pagine senza stancarsi. Noi le abbiamo
lette tutte di seguito, come si fa solamente con i libri che ti tengono avvinto
dall'inizio alla fine per il piacere che ti procurano. In appendice troviamo
alcune monografie che forniscono cenni storici (dell'autore stesso), le
particolarità botaniche, elencate e descritte da Sandro Strumia, l’avifauna
costiera e migratrice di Gabriele de Filippo e Lucilla Fusco, e note di
ambiente
marino di Ernesto Mollo. E naturalmente una ricca bibliografia e cartografia.
Infine l’indispensabile indice toponomastico.
cavallo cavallo mantieneme 'ntuosto
e altri giochi dimenticati
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In
questo breve testo sono raccolte descrizioni, regole e curiosità varie
relative ai passatempi dei ragazzi, ma spesso anche degli adulti, quando
la televisione non esisteva ancora o era solo un lusso di pochi. Il tutto
nasce dalla voglia di ricordare, di tentare di ricostruire con una certa
esattezza lo svolgimento di quelle attività ludiche che hanno riempito le
ore libere dell'adolescenza (e non solo) di qualunque massese che oggi
abbia più di trenta anni. Nel corso
delle mie ricerche ho notato che tutti gli intervistati, di età compresa
fra i 35 e gli 85 anni, ricordavano con estremo piacere e nostalgia quei
giochi semplici, spontanei ed essenziali che rappresentavano la parte più
importante delle giornate passate in strada. Per contro, la maggior parte
di questi amici aveva difficoltà ad indicare con esattezza le regole dei
giochi, le finezze tecniche, ed alcuni termini del gergo, e così sono
stati stesso loro ad invogliarmi ancora di più a proseguire nella mia
ricerca. Ciononostante ognuno di loro ha collegato il ricordo dei giochi
di allora, seppur vago, alla presenza di amici, a situazioni particolari,
ad avvenimenti singolari, sempre raccontati con entusiasmo. Tutte
le notizie relative allo svolgimento dei giochi e alle loro regole sono state
raccolte fra i ragazzi (di qualche decennio fa) che, ciascuno ai suoi tempi,
hanno scorrazzato per le strade lubrensi; quindi nel testo ci si riferirà
sempre ai metodi di gioco in uso nel centro urbano di Massa Lubrense e nelle
aree rurali limitrofe. Ciò non toglie che in linea di massima queste regole
siano le stesse in varie regioni italiane, anche se si possono riscontrare
varianti, anche significative, in località distanti soli pochi chilometri. La
scelta di limitare la ricerca in questo modo è stata dettata sia dalla necessità
di dare un'unità di luogo a tutta l'opera, sia dall'impossibilità di elencare
per ogni gioco tutte le varianti in uso e le regole
applicate paese per paese o addirittura frazione per frazione. Infine,
questo breve testo è stato scritto anche con una vena polemica nei confronti di
tutti quei ragazzi d'oggi che non sanno divertirsi, che non sanno più stare
bene neanche fra loro, che si 'nzallaniscono sprecando ore e ore con i
videogiochi o guardando dei pessimi cartoni animati. |
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